Nero, il

Nero

È dalle tenebre che molte mitologie fanno nascere il cosmo, precisando subito che, dal punto di vista psicologico, le narrazioni cosmogoniche descrivono in forma allegorica l’emergere del conscio dal buio dell’inconscio.
Essendo quindi che la luce diviene la prima creazione, il nero rappresenta lo stato psichico anteriore al formarsi del conscio, uno stato oceanico che contiene in sé tutte le istanze personali, ma in cui tutto  è indifferenziato e confuso dove la psiche, a questo livello, è una totalità pre conscia. Tuttavia questa condizione fa parte di un nero fenomenico, di cui noi facciamo quotidiana esperienza, ma esiste un nero primordiale, onnicomprensivo che è archetipo del principio, espressione della dimensione totipotente delle origini, che contiene cioè in potenza tutto quanto verrà alla luce e acquisterà esistenza. Si tratta dunque di un universo ricco di potenzialità e di energie, dove il nero si fa simbolo delle forze occulte e smisurate che esso contiene.
Intimamente associato con le tenebre dell’ignoto, dell’inconscio e del mistero, il nero diventa colore che contraddistingue il segreto, l’occulto, il non noto nella sua accezione più ampia. Quindi, tornando al principio in cui la mitologia fa nascere dal nero primordiale la luce, e la psicologia dall’inconscio primordiale la coscienza, il nero primordiale è la madre della luce e l’inconscio quella della coscienza.
A questo concetto di oscurità da cui ha origine la luce, si deve attribuire la simbologia delle divinità femminili nere, comunemente conosciute come “grande madre” o “madonne nere”.
Il nero ha un carattere femminile perché è il femminile che genera, incuba, partorisce e custodisce, e del femminile possiede entrambi i caratteri: quello elementare e quello trasformatore. Il carattere elementare tende a contenere, ad avvolgere e circondare tutto ciò che da esso sorge; il carattere trasformatore spinge invece alla luce, induce alla crescita, promuove lo sviluppo e stimola la trasformazione. Da qui la visione della grande madre distruttrice e divoratrice e la grande madre buona e dispensatrice, che sono i due lati della natura femminile. Però quando il femminile si manifesta in forme estreme, il suo carattere contenitore prende le forme della terribile madre divorante che imprigiona e limita l’evoluzione, e il suo carattere trasformatore  assume l’aspetto della terribile madre ostile che mette minacciosamente alla prova. Il femminile, dunque, impronta con i suoi due aspetti fondamentali sia l’immagine della madre buona che cattiva, ma delle due, ovviamente, è la cattiva ad assumere colorazione nera. Ma questo è tipico di una simbologia tradizionale, che non valuta l’elemento distruttivo come elemento costruttivo. Restando il concetto di oscurità da cui sorge la luce, il nero resta madre della luce che sacrifica se stessa per far nascere il figlio, che, ricondotto ad un termine psicologico, rappresenta una lotta interiore per sconfiggere il lato oscuro presente in ogni uno, al fine di far emergere la parte migliore.
Tuttavia, il carattere terribile della grande madre raffigurata di nero, pone in risalto l’aspetto di potenza di questo colore. La forza del nero, come si è visto, sta appunto nel contenere in se tutto quanto vi è in potenza. Dal nero ha origine la luce che, vista come manifestazione del bianco, altro non è che la riflessione di tutti i colori, colori che appunto, erano assorbiti e quindi in potenza nel nero; il nero quindi, la dove il suo effetto sia di origine, di trasformazione e di esaltazione, diviene colore del risalto che, mettendosi al servizio degli altri colori, senza sopprimerli con la propria forza, ne esalta le qualità. Il nero quindi trasmette il suo carattere di assoluto ai colori contigui, esaltandone e perfino esasperandone il significato. A tal ragione in molte culture (nella Germania dell’est per esempio si credeva che le persone con i capelli neri non potessero essere stregate) il nero era usato a scopi protettivi, ma a causa del suo assolutismo, essendo assoluta mancanza di luce, diviene anche colore dell’autoritarismo, spesso usato sconvenientemente per rappresentare condizioni di estremismo.
Il nero poi, come colore carico di forza è anche il colore di molti eroi, che tuttavia nella concezione contraria diventa, sempre per una dimostrazione di forza, colore delle figure persecutorie come l’uomo nero o il lupo delle fiabe, colore delle streghe che rimandano all’archetipo della grande madre distruttiva, cosicché da questi esempi è quanto mai azzeccato il termine “lato oscuro della forza”.   Il nero diviene così colore di spiriti maligni e spettri inquietanti, di streghe e demoni e, per estensione, dei loro rappresentanti terreni. Così il gatto nero era l’animale delle streghe, e nero era il cane che avvicinò il Faust di Gothe, e nero  è il caprone che in tante leggende rappresenta il diavolo. Ed essendo le grotte avvolte nell’oscurità, il nero diviene anche colore delle forze ctonie, misteriose, tenebrose e oscure che regnano nei mondi sotterranei come Caronte, Cerbero, Ade, Plutone, Crono, Saturno e altri personaggi classici e di fantasia, come il Nero Signore del  “Signore degli anelli”, definiti signori delle ombre. Il nero, infatti, per le caratteristiche descritte e a causa della sua attinenza con la stessa  tonalità dell’ombra che è appunto assenza di luce, è colore stesso dell’ombra, parola di grande potere evocativo che Jung usa per denominare un archetipo che si estende nei territori dell’inconscio e configura “la parte inferiore o negativa della personalità. L’aspetto pericoloso dell’oscura e sconosciuta metà dell’uomo”. Il nero dunque si fa simbolo di questa dimensione psichica che corrisponde alla prima realizzazione dell’inconscio, quella dell’ombra.   Esattamente come il nero, anche l’ombra costituisce una riserva energetica eccezionale, possedendo un carattere di potenza sconvolgente che, rappresentata per esempio dalle fauci del giaguaro nero in cui gli indiani ritenevano che ogni sera il sole venisse inghiottito, diviene metafora del pericolo che la nostra coscienza venga risucchiata dall’inconscio e paventa il rischio di possessione da parte dell’ombra, esprimendo l’angoscia di fronte a un pericolo che insidia l’evoluzione personale e che attenta all’affermarsi della coscienza dinanzi a una potenza che può sconvolgere e annientare la mente.
Il Nero, è colore associato alla morte e ai portatori di morte. Questo risulta abbastanza evidente poiché dietro i temi di devitalizzazione, di annientamento, di spegnimento, di distruttività, di dissoluzione e disgregazione cui viene associato, si agita il nero fantasma della morte. Se si valuta la morte come forma estrema della distruzione, quindi, essa diventa la massima potenza maligna, in accordo con i temi di assolutismo e potenza associati al nero. Non stupisce quindi costatare che la morte viene raffigurata come una figura d’uomo o donna avvolti in un nero mantello, e che il nero sia attribuito alle divinità associate alla morte, come Anubi, la figura più emblematica del regno dei morti, raffigurato sulle pareti tombali egizie nella sua versione antropomorfa con la nera testa di sciacallo. Nei libri dei morti è colui che accoglie e accompagna l’anima del defunto, ma perchè il suo ruolo è si di divinità funebre, ma benevola e protettrice. Interessante poi, nel mito di Castore e Polluce notare come il colore dei cavalli sia rosso per Polluce e nero per Castore, che tra i due era il mortale. Troppo complesso sarebbe invece trattare il mito di Ecate che, come triade della divinità lunare rappresentava la luna calante il cui colore era appunto il nero. Il nero, in sintesi, contrassegna frequentemente ciò che è portatore di morte o comunque associato a essa e, per facile conseguenza, diventa colore funerario e del lutto dove Demetra, detta la nera, diviene la rappresentazione stessa dell’immagine luttuosa della madre che piange per il ratto della figlia Kore da parte di Ades, il potente dio degli inferi.  Ma per penetrare il significato del nero quale colore di morte, occorre interrogarci sulla morte come valore simbolico. Nelle lame dei tarocchi la morte non indica morte fisica ma allude piuttosto ad un cambiamento, e questo cambiamento inizia con quello che viene speso descritta come una seconda nascita che, al pari della nascita biologica, è avvolta nel buio più nero. Questo risveglio avviene nell’uomo mentre egli vive in uno stato di prevalente inconsapevolezza, ignaro del caos che lo avvolge, in grado di avvertire l’angoscia che lo attanaglia, ma incapace di vedere distintamente in sé stesso. Il significato simbolico che dunque si ricollega alla morte rappresenta il distacco da una certa condizione e il passaggio ad altro livello, e questo, ricondotto al nero, ci riporta al principio da cui risulta che è dall’oscurità che ha origine la luce, la vita, la rinascita. Il nero che accompagna la morte esprime il dolore che ogni distacco comporta. Il nero si conferma quindi come colore della conoscenza e della prova attraverso l’esperienza anche traumatica. Il nero, infatti, è il risultato dell’assorbimento di tutti i colori e in quanto tale si può dire che ne ha la totale conoscenza. Il bianco che viceversa è la riflessione di tutti i colori, rappresenta appunto come per poter proiettare luce occorra divenire ombra. D’altronde, nella pienezza della luce l’uomo rimane abbagliato e cieco, esattamente come al buio.

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