La Dimensione Onirica

23,6,2010 009Si può definire il sogno una realtà?
Nel suo famoso sillogismo “tutti gli uomini sono mortali, tutti i Greci sono uomini, quindi tutti i Greci sono mortali”, Aristotele dimostra come una realtà possa essere definita tramite un ragionamento deduttivo per cui, date due premesse, ne segue necessariamente una conseguenza. Conseguentemente noi possiamo affermare che “l’uomo è reale, l’uomo sogna, quindi il sogno è reale”.
Con altrettanta accortezza Lao Tzu propone il suo famoso enigma: “Questa notte ho sognato di essere una farfalla. Ora sono l’uomo che ha sognato di essere una farfalla o sono la farfalla che sogna di essere un uomo?”  Per gli antichi sciamani la realtà non era altro che un grande sogno e, sebbene possa sembrare difficile distinguere tra sogno e realtà, è decisamente impossibile separare l’uno dall’altra.
Apparentemente il sogno può sembrare un illusione, ma come definire illusione ciò che ricopre un terzo del tempo della nostra esistenza?
Tra tutto ciò che l’uomo non riesce a concretizzare solo perché non manifesto e materiale, il sogno è sicuramente l’unica illusione a cui non si può opporre. Tutti sognano, e per tanto negare il sogno significherebbe negare un terzo della nostra esistenza, ma per fare questo dovremmo essere consapevoli di dover negare l’intera nostra esistenza.
Qual è la differenza tra il sogno e la realtà dunque?
Che cos’è il sogno?
E perché sogniamo?
Rispondere a queste domande non è facile, soprattutto perchè al giorno d’oggi la nostra superficialità e il nostro condizionamento hanno preso un così grande sopravvento che tutto ciò che è ordinario appare irrilevante e privo di interesse. Ma ragioniamo, se l’ordinarietà del Sole che sorge venisse meno e una mattina scoprissimo che il Sole non è sorto generando così una lunga notte proponendo il presagio di un imminente grande freddo, non cominceremmo a farci delle domande sul perché il Sole non sia sorto e se tornerà a sorgere il giorno seguente? Se questa ordinarietà venisse improvvisamente posta in discussione, cominceremmo forse a dedurre che nulla di quanto esiste non sia assolutamente ordinario ma piuttosto: “Straordinario”.
Quanto è straordinario quindi il nostro sogno? Quanta meraviglia può sussistere in questo mondo fantastico?
Se cominciassimo a considerare la sua straordinarietà, forse, rispondere alle domande poste, potrebbe non essere così difficile.
Non vi è differenza alcuna tra il sogno e la realtà. Semplicemente, il sogno è una seconda realtà in cui continuiamo a vivere anche nel sonno. Il sogno è un parlare per immagini, e sogniamo perché abbiamo bisogno di un luogo dove essere liberi.
Forse, ciò che veramente non sappiamo è come sognare, perché in questa nostra superficialità, abbiamo relegato il sogno ad una semplice attività senza uno specifico ruolo, senza una precisa necessità e, soprattutto, senza alcun valore. Abbiamo perso il contatto con questa realtà e l’abbiamo lasciata alla mercè di una deriva nella quale naufragano i relitti dei nostri pensieri distorcendo  la comprensione di quel linguaggio che altrimenti sarebbe pieno di saggezza e di meraviglia. Abbiamo contaminato il nostro sogno con la superficialità e l’indifferenza, trovandoci spesso a domandarci che significato possano avere sogni bizzarri, caotici, strani e perfino incubi. Eppure, in tutto questo vi è un Universo infinito, il nostro Universo, che sta comunicando con noi, e comunica nel modo in cui noi abbiamo imparato a parlare.
Il nostro sogno siamo noi, osservare il nostro sogno significa osservare noi stessi. Imparare a cambiare il nostro sogno, il nostro modo di sognare, equivale a cambiare noi stessi, ed ecco perché tra il sogno e la realtà non può esserci differenza né separazione. Ecco perché dobbiamo imparare ad amare i nostri sogni…

Da anni seguo la via del sognare. Imparare a sognare e cambiare il nostro modo di sognare è possibile. Anche interpretare il sogno è possibile, anche se spesso, prima di cercare di interpretare un sogno, dovremmo porci la domanda: “Sto interpretando il sogno o me stesso?”
Ferdinando Tol Jari.  

 

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