Percorsi

 

costruttoredistelle2Raccoglierò i colori del vento, una scheggia di luce, le piume di un angelo, il silenzio di una sirena, le lacrime del fuoco, un frammento di cielo … e viaggerò oltre l’aurora e i monti sospesi, fin dove tramonta la notte, e attenderò, ai confini del vuoto, nel regno del pensiero, all’alba del sogno, l’ingannevole illusione del nulla … e là, illuminerò con la scheggia di luce i colori del vento, spargerò le piume dell’angelo nel frammento del cielo, scalderò le lacrime del fuoco e darò voce al silenzio delle sirene … e con la fantasia, costruirò una stella vibrante nell’infinito, che illumini l’ombra del destino e il movimento della memoria … riflesso divino nelle iridi dei naviganti del tempo …
Ferdinando Tol jari

5elementoIl Quinto Elemento. Agli angoli dell’infinito, i quattro saggi del tempo senza tempo, udirono un movimento, una vibrazione che ancora non conoscevano. Ogni saggio, all’oscuro degli altri, cominciò a muoversi verso la vibrazione. Il saggio del nord la definì il suono della fiamma, il saggio dell’est la chiamò la voce del vento, il saggio del sud l’onda del mare, il saggio dell’ovest il ritmo della terra. E attratti dal fascino di questa vibrazione, i quattro saggi cominciarono a muoversi, cercandone la fonte. Come il richiamo di una Sirena, i quattro saggi si lasciarono guidare, avvicinandosi sempre più all’incanto della seducente armonia finché, passo dopo passo, giunsero al centro della vibrazione e stupiti, restarono ad osservare il vuoto. E chiamarono questo vuoto Spazio. Il saggio del nord pose il Fuoco al centro dello Spazio, il saggio dell’est ne collocò l’Aria, il saggio del sud stese l’Acqua e il saggio dell’ovest posò la Terra, poi recitarono assieme la vibrazione che percepivano intorno, dentro e fuori, e da questo canto ebbe inizio il movimento nel quale tutto danzava e si unificava, e dalla pulsazione di questo movimento, ogni cosa prese forma, per danzare nell’eterna vibrazione …
ferdinando Toljari

coloriprofondoi Colori del Profondo … ancora oggi mi è difficile comprendere, seppure da quel giorno qualcosa in me abbia cominciato a mutare.
Ero giovane, molto giovane quando un pomeriggio d’estate passeggiando su una via pedonale che costeggiava l’Oceano, mi soffermai ad osservare un pittore che posta la tela sul cavalletto riproduceva il paesaggio davanti a sé osservando l’orizzonte tra cielo e acqua sull’Oceano. Il cielo era azzurro e limpido e l’Oceano brillava dello stesso colore riflesso, eppure il pittore stava dipingendo un cielo arancio e un Oceano che rifletteva lo stesso brillante arancione. Non riuscii a trattenermi e avvicinandomi domandai come mai non dipingeva l’Oceano azzurro.
“Non ho bisogno di dipingerlo azzurro” rispose “perché so che è azzurro”.
“Non capisco” osai replicare lasciando trasparire un pensiero di follia.
Il pittore si limitò a sorridere e mi invitò ad andarlo a trovare dopo il tramonto, quando sarebbero sorte le stelle.
Non pensavo che lo avrei trovato a dipingere. Con dopo il tramonto, all’ora in cui sorgono le stelle era evidente che il pittore intendeva la notte e pensavo che nessuno avrebbe potuto dipingere nell’oscurità, ma lui era lì, nello stesso luogo, e come nel pomeriggio, stava dipingendo.
Mi avvicinai e osservai. Come nel pomeriggio osservava l’orizzonte e dipingeva l’Oceano notturno, ma sulla tela, anziché le stelle riflesse sull’acqua, tra l’oscurità dello sfondo, si vedevano riprodotti colori dalle diverse sfumature che creavano una sorta di macchia color arcobaleno.
“È un dipinto astratto?” osai domandare.
“No” rispose il pittore “è il cielo riflesso nell’Oceano”.
“Ma io non vedo quei colori, l’Oceano e il cielo sono bui” feci notare.
Il pittore sorrise “l’Oceano di giorno è limpido e azzurro perché riflette il profondo del cielo luminoso, ma di notte l’Oceano diventa nero perché riflette il profondo del cielo notturno. Ma su, nel profondo dell’Universo, ci sono infinità di colori brillanti e luminosi, più di quanto noi possiamo immaginare, e questi colori, così come si riflettono di giorno lo stesso fanno di notte …”
“Io però non li vedo quei colori” dissi disorientato.
“Per questo non potrai mai dipingere un Oceano Arancione” rispose con il suo sorriso sereno il pittore …
Ferdinando Tol jari

bosco incantatoIl Bosco Incantato. La foresta, il bosco, dove l’orizzonte non è visibile è una meraviglia finché l’orizzonte non appare. L’orizzonte stesso tuttavia è a sua volta una meraviglia quando appare. Nonostante lo sconfinato universo che sta oltre, l’orizzonte ha, nel suo fascino, un che di rassicurante. Una meraviglia che tuttavia confonde. Al suo ampio cospetto, il bosco si manifesta ora minaccioso, al punto che il volgersi ad osservarlo fa rabbrividire. L’incanto dei suoi incogniti percorsi appaiono, davanti allo sconfinato orizzonte che tanto offre alla visione, un intricato labirinto oscuro in cui le fate si sono smarrite e i draghi sorvegliano i passaggi … eppure, l’orizzonte oltre il bosco, mostrando la vasta distesa di un oceano, di un deserto, di una prateria, del cielo, del giorno e della notte, è tanto esteso da generare oblio e smarrimento. La meraviglia, dopo la meraviglia, desta timore in una vista che non riesce a contenere tanta vastità, e la meraviglia stessa diviene una Chimera, forse più temibile dei draghi del bosco, perché in questo immenso al Drago lasciato libero troppo spazio in cui evadere è concesso. In questo immenso, il Drago va domato, costretto in un confine e addormentato … ma senza la sua vista, la meraviglia dell’infinito si riduce ad una ristretta prospettiva, l’unica che ci concediamo d’osservare senza timore perché su quella via l’orizzonte, come per incanto si disperde divenendo un ristretto, circoscritto limite … e tal volta, è necessario forse, tornare nel bosco …
Ferdinando Tol jari

vento libro delIL LIBRO DEL VENTO. L’aria rappresenta i nostri pensieri, cosa pensiamo e perché. I nostri pensieri potrebbero essere paragonati alle foglie sulle quali scrive il vento. Il vento è la nostra voce silenziosa e le foglie le pagine del suo diario segreto con racconti che, dopo essere stati scritti rimangono in attesa che una memoria ritorni a leggerli… troppo spesso però le parole donate al vento vengono dimenticate e le pagine del diario strappate e, come le foglie d’autunno, spazzate via… ma qualche volta, alcune foglie resistono…
ferdinando tj

viaggioalcentroterraVIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA
La Terra rappresenta ciò che possediamo e perché. Tuttavia questo concetto è facilmente confondibile in quanto per possesso spesso siamo indirizzati a concepire il possesso fisico, materiale. Quel possesso delimitato da quanto abbiamo cumulato come beni terreni di tipo tangibile. Ma a ben pensarci, quanto di tutto questo è veramente di nostro possesso? Arriverà un tempo in cui dovremmo abbandonare ogni cosa, perfino il nostro corpo, e allora ci sarà inevitabile accettare che non abbiamo mai posseduto niente di quanto ci è stato solo concesso in prestito. Perfino il nostro corpo è qualcosa che ci è stato concesso come un veicolo a noleggio. Allora, che cosa si intende per possesso? Che cos’è che possediamo veramente?
Nel racconto “viaggio al centro della Terra” di Jules Verne, si narra la fantastica storia di un gruppo di uomini che attraverso il cratere di un vulcano si inoltrano negli abissi della Terra. Qui trovano preziosi tesori e rari minerali, ma incontrano anche mostri e territori impervi, attraversano inagibili foreste e agitati mari.
Nel racconto le 5 leggende di William Joyce invece ad un certo punto Nord, che rappresenta Babbo Natale, chiede a Jeck Frost, il quale non ha memoria della sua vita terrena, quale sia il suo centro.
La Terra, elemento femminile per eccellenza, rappresenta indubbiamente la nostra sfera fisica e per tanto ciò che noi siamo come possessori, appunto, di quel che siamo, con le nostre emozioni rappresentate dal mare di Jules Verne che, se agitato dalla tempesta dei pensieri, rappresentati appunto dall’aria, possono diventare tormentate foreste abitate dai mostri che si generano dalle paure di tali tormenti. Ma in questo viaggio si trovano anche tesori che rappresentano invece le emozioni che possono sconfiggere i tormenti e le paure come l’amore e la dolcezza, la calma e la tranquillità, e discendendo in questa profondità della Terra, ovvero di noi stessi, proprio sfidando i pericoli, i mostri e le intemperie, scopriamo e sveliamo a noi stessi i pregi e le nobiltà che possediamo, fino a giungere al centro della nostra essenza che ci rivela il nostro talento primario…
Ferdinando tj

dissolvenza

DISSOLVENZA
Con il termine dissolvenza si intende lo sfumare di un’immagine a favore dall’ accrescere di un’altra. Questo effetto è particolarmente evidente nella tecnica cinematografica, ma può essere riconosciuta nella realtà attraverso la dimensione onirica, quando un sogno ne sostituisce un altro… nel pensiero, quando un’osservazione diventa ispirazione… nella vita, quando una scelta cambia un percorso… Dissolvenza è mutazione, metamorfosi, cambiamento…

La nebbia scivola leggera come un’ombra silente sul canto delle sirene, come sogno, lenta rivela ombre indistinte e il navigante avvolto da spettri ovattati ascolta i sussurri dei misteri nascosti. Oltre la fuliggine si nasconde l’orizzonte, sopra la bruma attendono le stelle… smarrito nel mare il pensiero indugia, ma il soffio del vento annuncia l’ispirazione, un raggio di Sole penetra fioco e l’ombra evapora in lenta dissolvenza, la grigia tela lascia spazio ai colori del divino artista e manifesta la via occultata, le vele si gonfiano spinte dal vento senza nome verso l’orizzonte rinnovato, e quando la luna ricopre l’infinito col suo manto riflesso, una stella traccia la rotta… e navigo ancora…
Ferdinando Tol jari

lucidllovest2Luci dell’Ovest
So di una strada che, se resti nell’attesa, puoi giungere in un punto dove il Sole e la Luna s’incontrano e le luci mutano in continua suggestione, il vento e le maree si salutano con canti d’aria e acqua, lo spazio e il tempo sembrano fantasie distratte, la luce e l’ombra si fondono in un abbraccio che sembra di fuoco e terra.
Lì, se osservi il canto e ascolti la danza, l’ignoto diventa manifesto, la paura calma e il dubbio fiducia.
Non vi è inganno ma pura sincerità.
Di questo luogo conosco poche cose, ma so che appare la dove ci si perde, e so che nel breve istante in cui la strada scorre, tutto ciò che appare sembra eterno; so che in quel breve istante eterno tutto è limpido e semplice, naturale e ovvio; tutto è compreso… ma finita l’eternità, l’istante che svanisce riconduce all’oblio e di tale meraviglia resta solo un vago ricordo che si perde nell’universo onirico, come sogni al risveglio…
So di questa strada, perché ci sono stato, ma condurti sul suo cammino non saprei perché qui, dove il percorso è controllato e la meta affermata,
mi sono smarrito…
Ferdinando Tol jari

favolaLa Favola Mia

…“raccontami una storia”.
La sera era fredda e nessuno aveva osato rifiutare a quel viandante un po’ di torpore davanti al fuoco acceso.
“Perché lo chiedi a me
bambina mia?”
“Perché qui nessuno sa raccontare storie”.
“Oh, ma tutti hanno una storia da raccontare. È solo che a volte la dimenticano”.
“Davvero? E tu allora, qual è la tua storia”.
Gli occhi del viandante sembrarono volare nel tempo e con malinconia cominciò a sussurrare “C’è stato un tempo, molto, molto lontano, in cui nel cielo volavano draghi d’argento e avevano ali piumate, e nei mari nuotavano sirene con code di velluto e incantevoli canti. E se camminavi lento nei boschi, potevi incontrare fate con ali di farfalla che sibilavano come usignoli dolci melodie, e se ti perdevi, potevi chiamare gli elfi dai lunghi capelli di platino sui loro sentieri erbosi, o gli gnomi, un po’ scontrosi ma con buffi cappelli, e loro ti accompagnavano o ti indicavano la via smarrita…”
“…ma poi quel tempo mutò e i draghi divennero rapaci d’acciaio che sputavano fuoco e fumo e le sirene trasformate in metallo persero le loro code di velluto sostituendo ai loro canti chiassosi lamenti che spaventano le creature dell’acqua e dei cieli. Nei boschi crebbero alberi di cemento e le fate fuggirono, sulle strade degli elfi non c’era più erba ma nera pece e catrame, percorse da orchi ferrosi, veloci e spietati dei quali perfino orsi e lupi avevano paura… e tutti, correndo, dimenticarono le loro storie da raccontare…”
La bambina osservò il viandante che divenuto silenzioso si scaldava le mani al fuoco “la tua è una bella storia” lo incitò a continuare “come finisce?”
Il viandante la guardò e sorrise “non è ancora finita” rispose “qualcuno racconta, che da qualche parte i draghi d’argento volano ancora nei cieli e le sirene solcano i mari davanti a vascelli fatati guidati da fate chiamate stelle dagli elfi nei boschi… e si dice che questo luogo non è lontano…” quindi, sotto lo sguardo meravigliato della bimba, riprese il suo cammino…
Ferdinando Tol jari

l'ochio degli deiGli Occhi degli Dei
…”pochi sono gli uomini cui è concessa una visione divina, ma se vi fosse concessa, come osservereste?”
…”Quali dubbi può avere un Dio per negare a noi tale occasione, e quali motivi dovrebbe invece avere per concedere un simile privilegio?”
…”Molti i dubbi e pochi i motivi. Osservare con occhi celesti potrebbe non essere condizione comprensibile come sembra, sono necessarie saggezza e coraggio. Essere per un istante un Dio, verso quale direzione indirizzerebbe la tua visione? Quali responsabilità saresti disposto ad accettare? Credi che ti renderebbe un uomo migliore per nobiltà e per potere? Avresti più consapevolezza o esaltazione? E di tali doti, che uso faresti?”
…”Seppur divino, puoi tu vedere il futuro? Non è forse presunzione giudicare prima di aver offerto la possibilità di un simile sguardo? Temi che un uomo non potrebbe essere migliore di ciò che la tua visione ti concede?”
…”Allora dimmi uomo, se ti fosse concesso tale privilegio, che cosa osserveresti?”
…”Guarderei il mondo e tutto ciò che è sbagliato e cercherei di correggerlo. Farei cessare il fuoco della guerra e renderei tutti liberi. Farei scorrere acqua pulita nei fiumi e crescere piante e frutti ovunque. Placherei le onde degli Oceani, calmerei la Terra e la furia del vento. Metterei nel cuore degli uomini una luce che li guidi alla generosità, sensibili, amici, senza differenze e senza imparzialità. Donerei loro l’armonia e la pace; se mi fosse concesso, cambierei il mondo e gli uomini…”
…”Penseresti dunque che il solo fatto di essere un Dio ti concederebbe tale diritto?”
…”Desiderare che il mondo sia perfetto non sarebbe quindi una giusta motivazione?”
…”E come puoi sapere quale sia il mondo prefetto?”
“…?”
…”Tu osservi con occhi singoli, e non comprendi che tutto questo già ti è concesso, perchè attraverso tale visione, non vedi gli Oceani da placare nella tua mente e la Terra da calmare nel tuo corpo, non senti l’acqua pura nelle tue vene né le radici del tuo albero che cresce, non senti il vento che scorre in te già libero e non vedi il fuoco del conflitto che sta in te. Tu vorresti mettere la luce nel cuore degli uomini ma ignori la tua, vorresti essere una guida ma restare ad osservare, generoso ma riconosciuto, sensibile ma giustificato, amico ma approvato, uguale ma indifferente, imparziale ma non giudicato. Quello che ignori, è che a tutti già è concessa una visione Divina, ma pochi sanno dove osservarla…”

mondi sognati 2Mondi Sognati
Vi porterò… altrove. Raccontandovi di un mondo sospeso.
Vi porterò nelle ombre del sonno, dove ondeggia l’oscuro incanto, per narrarvi di uno spazio senza confini, talmente vasto, da non poter essere compreso …
Vi dirò di un universo dove il pensiero, rapito da una tregua del tempo, viaggia smarrito…
Vi condurrò oltre l’istante che conduce al di là del confine, ad esplorare fuggenti territori, mai vissuti, mai compresi, mai svelati…
Vi parlerò di una certezza che rende incerti e di ciò che, irreale, rivela realtà ignorate…
Vi guiderò al di là dell’illusione, mostrandovi fiumi che si innalzano e cieli che gocciolano.
Vi mostrerò montagne sommerse e laghi svettanti…
e vi confiderò di fuochi di ghiaccio e pietre vaporose.
Vi condurrò su navi che solcano mari d’erba, e vi farò cavalcare destrieri  su prati d’acqua…
Vi comunicherò tutto ciò, vi renderò pionieri dell’incanto, svelandovi i segreti dell’oblio…
Vi aprirò le porte, e vi darò le chiavi per condurvi allo scrigno di Morfeo.
Vi guiderò nell’universo della fantasia, vi porterò in un nuovo mondo che vi appartiene…
…e si dirà, che non è vero…
Ferdinando Tol jari

silenzio universoIl Silenzio dell’Universo
…e se alzavo gli occhi al cielo, potevo osservare l’immensità vestita di stelle e immaginare spazi infiniti, mondi sconosciuti e mai esplorati. Potevo percepire il silenzio e la quiete di un territorio sconosciuto, ignoto alla vista perché immaginato solo dal pensiero… e sentire il profondo desiderio di esplorare e abitare in quel profondo…
“Ma in fondo” diceva l’altro “già stai lassù. Nel limite della tua concezione, non ti accorgi d’essere già parte di questo infinito?”
Era ovvio a pensarci, se fossi stato lassù avrei forse desiderato, osservando da lontano, essere in qualche altro luogo considerato lassù?.. e magari, vedendolo brillare come una stella, avrei perfino potuto desiderare di essere… quaggiù?
È solo una questione di prospettiva” diceva allora l’altro “ma se già sei dentro a questo infinito, sei certo che lassù, da qualche parte altrove, ci sia un luogo come lo immagini?”
Era ovvio anche questo a pensarci, se fossi stato altrove e avessi desiderato andare lassù, o laggiù, per quale motivo lo avrei fatto se non per lo stesso per cui lo desideravo da quaggiù? Ma allora, esprimevo verso l’altro, esiste quel luogo immaginato?
“Forse” diceva l’altro “è solo l’orientamento che bisogna cambiare. Ciò che hai immaginato, non si trova né lassù, né quaggiù, ma esattamente dove lo hai immaginato…”
Ferdinando

incanto smarrito

L’Incanto Smarrito
…Ho appreso di una leggenda che narra di come ogni cosa sia comparsa col canto. Una voce nel vuoto ha dato nome alla prima luce, e la prima luce ha dato origine ad una scintilla. Ed ho appreso che una scintilla ha cantato il nome della prima Stella e ogni Stella ha composto un canto che ha originato le prime Sfere. Ed ho inteso che le Sfere componevano canti e ad ogni canto uno spirito prendeva forma e cantava la sua forma che componeva canti. E ogni canto combinava melodie, e ogni melodia accordava armonie e ogni armonia intonava equilibrio e l’Equilibrio fu cantato Universo e l’Universo cantò ogni nome… e canto dopo canto, ogni cosa è divenuta “incanto”. Poi ho appreso di una nuova voce che sussurrava fuori del canto, e di altre voci che recitavano oltre il canto, voci contorte, stonate, prepotenti. Voci perdute, rese sorde al proprio canto e al proprio talento, fino a smarrire il loro stesso nome, fino ad abbandonare la sinfonia che perduta, si è celata all’ascolto dei sordi… Ma ho appreso però, che il canto ancora sussurra e nascosto e silenzioso, continua ad esistere, a nascere e creare senza interruzione là dove nessuno può contaminarlo e annientarlo, continuando a cantare in segreto, per chi ancora ha il coraggio di ascoltare…
Ferdinando Tol jari

sole del nordIL SOLE DEL  NORD
“…se non sai dove guardare, guarda il Sole del Nord. Se ascolti, quando le ombre si fanno lunghe e la luce raggiunge il confine tra lo spazio del tempo, coglierai un sussurro annunciare lo straordinario che avviene: “C’è un istante” ti dirà “in cui i mondi, gli spazi, gli universi, le dimensioni e le diverse realtà si toccano tra loro. I riflessi si fondono e non vi è più distinzione né separazione”. Un breve attimo in cui è possibile percepire l’unità del tutto, e dove tutto è uno. Un attimo evanescente, sfuggente all’indifferenza dei sordi… ma in quell’unico breve attimo in cui il ponte del presente tra passato e futuro si arresta, il finito diventa eterno, il tempo è senza tempo e i confini non hanno spazio. Lì, l’inatteso conduce ad esplorare secoli di magia, di meraviglia, di sogno, d’armonia. E al risveglio, il sussurro ti dice: “Sei ancora qui, da dove sei partito, ma il mare adesso è tranquillo, il vento caldo e l’ombra che cala, null’altro fa che mostrarti una nuova luce. Alza gli occhi e osserva tutti quei Soli lontani, stelle che propongono nuove direzioni, prospettive, orizzonti. La notte rivela che il Sole mormora anche se non lo vedi. Quando non sai dove guardare, osserva il Sole del Nord…”
Ferdinando tol jari

l'eco del sognoL’ECO DEL SOGNO
…l’aspetto del mistero e dell’ignoto prende forma appena il calar dell’ombra oscura la tangibile essenza della realtà, tramutando la stessa realtà in illusione e l’illusione in realtà. Il tempo del sogno è l’unico spazio dove la mente sperimenta la vera libertà che per essere raggiunta richiede un atto di coraggio e forse d’azzardo nel scegliere di varcare quella soglia, quel confine invisibile, sconosciuto e temibile. L’oscurità allora s’illumina di colori, suoni e mondi sconosciuti ad una vista ordinaria. Al terminar dell’ombra luminescente ciò che resta è un flebile eco di sensazioni, reminiscenze e visioni, quel poco che basta a renderci di quell’illusione una sorta di meraviglia in cui inevitabile è ammettere che il sogno è la luce che continua al morir del giorno… e tal volta tale luce è tanto affascinante da indurci a riflettere su quale sia il vero sogno, e chi sia il vero sognatore…
Ferdinando Tol jari

 

etàacquarioL’Età dell’Acquario
L’era dei pesci, segno d’Acqua e quindi dominata dalle emozioni, sta per terminare. L’età dell’Acquario, segno d’aria e quindi dominato dal pensiero (libero) sta per subentrare. È un periodo di caos, l’Aria entra come un vento e soffia sulle acque agitandole. L’Acqua si oppone, avendo dimenticato che il ciclo non può essere fermato, l’Aria penetra docilmente comprendendo che non è semplice riportare ad una memoria costruita in due millenni la necessità di lasciare che il tempo compia il suo ciclo. Ma il fluire della ciclicità non si arresta e piano la memoria dell’Acqua torna alle origini e alla comprensione di quanto è stato stabilito in un tempo senza tempo. Il vento ora può placarsi e diventare lieve brezza, lasciare che l’acqua si acquieti e, in armonia, prendere il suo posto nel tempo del ciclo che gli appartiene. Il caos si affievolisce, la confusione cede, l’ordine si ristabilisce, l’armonia regna. Il ciclo riprende il suo regolare percorso….
ferdinando tol jari

 

 

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