ShamanisGong

 

ShamanisGong è una pratica che unisce tecniche di tradizione sciamanica all’arte del suono vibrazionale dove suoni ed elementi naturali dello sciamanismo possono agevolare, nel rilassamento profondo, il raggiungimento della sincronizzazione degli emisferi cerebrali, la condizione di armonizzazione perfetta tra energia maschile e femminile.
Più i due emisferi funzionano in modo armonico e sincrono, maggiore è lo stato di salute e di benessere.
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La realtà che osserviamo, pur essendo la manifestazione del tutto, è il risultato di una molteplicità di separazioni.
Nella mitologia induista, il concetto di trimurti (“dotato di tre aspetti”), allude ad un’unica entità separata in tre aspetti diversi. Brahma è il creatore; Vishnu è il conservatore; Shiva è il distruttore. Ma prima di Brahma c’è il vuoto assoluto, pura coscienza inconsapevole, priva di esperienza. Il vuoto dove sussiste tutta la manifestazione che, per esprimersi ha necessità di prendere coscienza di sé. Da questa necessità appare Vishnu, in forma di ispirazione con la volontà di conoscere. Ma in questa forma di pura ispirazione, la trimurti è ancora una coscienza astratta, priva della possibilità di  sperimentare e necessita quindi di una seconda potenza che contemporaneamente si manifesta in Shiva, il creatore.  È l’azione delle due energie che si separano a manifestare Brahma. Prima di questa separazione, Brahma non esiste, perché nessuno lo può osservare. E Brahma è l’espressione del tutto in forma manifesta.  Gli antichi miti rivelano ciò che oggi la fisica quantistica cerca di spiegare con teorie che cercano una conferma in cui il presupposto di base è che l’Universo, così come lo conosciamo in quanto Universo visibile, è un contenitore di probabilità disposte in modo caotico che prendono forma solo nel momento in cui le osserviamo. Così, la realtà che noi creiamo è il prodotto di una serie di probabilità create dal nostro modo di osservare, o meglio, di pensare, immaginare, percepire.  Così, come essere umano io sono Vishnu nel momento in cui esprimo il desiderio di comprendere: espressione; sono Shiva nel momento in cui manifesto il mio desiderio di comprensione: manifestazione; sono Brahma nel momento in cui realizzo la mia manifestazione: realizzazione.  Io sono l’Universo che ha necessità di comprendere chi sono, e per tale motivo mi separo per fare esperienza di me stesso.
La domanda seguente diventa: “Come parte dell’Universo, sono separato o sono io stesso l’Universo? Sono quindi il prodotto di un unione o di una separazione?”
Il mito induista si traduce simbolicamente nella separazione tra energia maschile, istintuale, creativa attiva, e femminile, analitica, emozionale passiva o, ad un livello più pragmatico, nella divisione degli emisferi cerebrali destro e sinistro, che si distinguono per essere attivi separatamente a seconda delle situazioni o dei periodi temporali.
Di fatto, sia a livello mitologico che pratico o scientifico, tutto ciò che continuiamo a fare è separare, generando sempre più realtà che allontanano la nostra esperienza evolutiva dalla prospettiva di una consapevolezza spirituale a favore di una realtà puramente materialista ed egoica.
Oggi, il nostro benessere è erroneamente attribuito al possesso di prodotti che ci agevolano nelle nostre attività o che ci facciano risaltare nella società facendoci sentire approvati in relazione a ciò che di noi si vuol manifestare, conseguentemente a ciò che da noi ci si aspetta. Così, in definitiva la nostra diviene una realtà distorta da una serie di probabilità che non siamo più noi a osservare attraverso la nostra percezione ma piuttosto, attraverso l’osservazione di multi percezioni di un caotico insieme provenienti da fonti esterne che hanno ormai determinato le leggi della realtà in cui galleggiamo.
Così noi non osserviamo più Brahma nella sua unicità dove tutto già esiste, ma in una molteplice divisione dove tutto è creato appositamente da una necessità: tornare all’origine con la consapevolezza di poter manifestare la nostra essenza attraverso le probabilità contenute in questo infinito, che ci rivelino chi siamo attraverso la nostra percezione e non quella altrui.
Per riuscire a osservare queste probabilità, dobbiamo quindi tornare all’origine, trasformare Shiva in distruttore, per avere l’opportunità di ricostruire una realtà migliore.
Attraverso le antiche culture che, millenni prima dell’attuale tecnologia, senza aver necessità di conferme scientifiche, avevano raggiunto un grado di consapevolezza in cui rivelavano attraverso i miti ciò che adesso si cerca di confermare attraverso la scienza, possiamo riscoprire quelle tecniche e pratiche di meditazione che possono condurci a quei rari momenti in cui il nostro livello di sincronizzazione può farci provare quel momento definito nello sciamanesimo con il termine estasi, espressione ripresa e inserita poi in un contesto alterato dalle religioni.
Tuttavia, giunti a un così elevato livello di condizionamenti, questi rari momenti non sono sufficienti per una trasmutazione della realtà così come la percepiamo, ma sono comunque un punto di principio da cui iniziare a osservare le diverse probabilità e quindi, iniziare a trasmutare la nostra percezione della realtà.
ShamanisGong è ordinato per stimolare in noi questo stato di profonda meditazione dove per quel breve momento l’energia separata si unifica in armonia e, per quel breve momento, può dar principio a una trasmutazione della realtà di cui noi siamo co-creatori.
  È detto che la parola crea, infatti, ciò che esiste, esiste solo nel momento in cui gli si attribuisce un nome. Una nuvola è una nuvola perché ha un nome in cui poterla riconoscere, mentre il cielo è cielo perché ha un altro nome per poter essere riconosciuto. Ma poiché allo spazio tra la nuvola e il cielo non è stato dato un nome, si potrebbe dire che quello spazio non esiste … così, allo stesso modo, anche il pensiero crea. Quale sia la nuova realtà che vogliamo creare per noi stessi, dipende esclusivamente da noi e da come vogliamo trasmutare la percezione di ciò che desideriamo trasformare.
Buona rinnovazione …
Ferdinando

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